Mercoledì 6 maggio alle 18.30
alla Sala Incontri del Museo Civico di Storia Naturale di Trieste
in Via dei Tominz, 4
verrà presentato l’innovativo volume:
“CHI CURA CHI? Far crescere le piante ci aiuta a vivere meglio.
La riabilitazione attraverso la natura” di Alessandra Chermaz

Qualcuno ha davvero dubbi sul fatto che i giardini abbiano un effetto positivo sullanimo umano? Considerando che abbiamo testimonianza di giardini fin dallAntico Egitto, dai giardini pensili di Babilonia a quelli della Fifth Avenue passando per Versailles, il fatto che in ogni epoca e ad ogni latitudine la classe dominante si sia sempre circondata di giardini dovrebbe fugare ogni dubbio. Dubbi sul fatto che il verde e le piante favoriscano il pensiero e la riflessione? Leggete Foglie derba di Whitman, o Vita nei Boschi di Thoreau.
La prospettiva di Alessandra Chermaz è però ancora più ampia, proprio perché quanto sopra viene dato per assodato, e da dal punto di partenza si spinge assai più in là: ad asserire, e dimostrare col racconto di una pluriennale esperienza sul campo, che la cura delle piante è anche una cura CON le piante. Si tratti di orto, giardino o semplice vaso, il badare alla salute di una amica verde è un modo per affrontare le terapie riabilitative più disparate, da quelle fisiche transitorie a quelle dei portatori di uno o più tipologie di disabilità croniche.
Terapista orticolturale certificata dal New York Botanical Garden, progettista, docente e operatrice sul campo con soggetti plurihandicap, Chermaz metta a disposizione la sua preparazione, esperienza professionale e di vita, e la propria sensibilità, in cento pagine densissime di contenuti, considerazioni, aneddoti, citazioni e rimandi, tutti allinsegna della meraviglia che il mondo vegetale offre a chi soltanto si ponga con animo e occhi aperti allosservazione e alla cura delle piante; e se è naturale che il racconto dei benefici della terapica botanica su persone con la sindrome di Down, o su non vedenti, possa suscitare un senso di meraviglia nel lettore, è anche vero che la prospettiva è assai più ampia: qualsiasi persona, si trovi a vivere in uno stato di sensory deprivation, infatti, trae giovamento dalla rasserenante vicinanza con il mondo delle piante, così come già acclarato per quanto riguarda i benefici della pet therapy.
Chi cura chi? è un’opera agile, sincera e soprattutto fresca, quanto l’acqua che secondo l’autrice si accompagna naturalmente ad ogni installazione progettata di orti e giardini; una lettura che non può mancare di modificare per sempre il modo di vedere le piante nel lettore attento, che tragga i dovuti benefici non solo dai vegetali, ma dalla sincera passione dell’autrice, che traspare da ogni riga.
Il titolo stesso, ci fa peraltro capire che la riflessione è alla base della genesi di questo volume: in un gioco di rimandi, la cura delle piante è terapeutica per il curatore, in una sorta di reciproca simbiosi. Ma proprio come una persona amante degli animali, lautrice fa emergere tra le righe che non bisogna mai dimenticare che, in natura, le piante possono benissimo vivere senza lHomo sapiens sapiens, ma non il contrario: il debito con il mondo vegetale lo abbiamo noi, e anche il prendercene cura è unazione che ci rende limpegno con frutti (è il caso di dirlo) moltiplicati allinfinito.

Bus 11, 18, 22; ingresso libero sino ad esaurimento dei posti.