Wunderkammer

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Nell’Ottocento può infatti essere collocato il passaggio tra le antiche raccolte di curiosità naturali (naturalia) ed artificiali (artificialia) scelte e raggruppate con l’intento di stupire, ed il museo di concezione più moderna, teso a dare un ordine più rigoroso a tali raccolte, per soddisfare le crescenti esigenze di studio e conoscenza.

In realtà si è trattato di un processo graduale, che ha visto la nascita delle prime Wunderkammern nel medioevo, per poi fiorire nel 500 ed evolvere nel 600 e 700, con una maggior propensione a rendere fruibili raccolte prima accessibili solo a pochi collezionisti di ceto elevato. Con una più chiara separazione tra quanto prodotto dalla natura e quanto dalla mano dell’uomo si arriva all’embrione del vero museo, e quindi anche del museo di storia naturale, percorso ben testimoniato dalla raccolta di antichi cataloghi di collezioni, che documentano una crescente attenzione verso attività di ricerca e sperimentazione attinenti ai reperti.

L’esposizione ottocentesca affianca collezioni con finalità didattiche e pensate per l’ostensione, eredità diretta delle Wunderkammern, alle serie numerose di reperti simili che a prima vista caratterizzano le collezioni scientifiche. Questa distinzione si accentua nel museo moderno, dove ormai il virtuale si affianca sempre più al reale nella parte espositiva, mentre per lo studio rimangono insostituibili le collezioni, nucleo fondamentale di qualsiasi museo che possa dirsi tale, anche se in genere non appaiono più integralmente in mostra nelle sale.

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