Dedicata alla paleontologia della provincia di Trieste, queste sale si aprono con una vetrina sulla fossilizzazione. I numerosi reperti del museo sono la chiave per spiegare come avviene questo prodigioso fenomeno della natura, che ha come risultato finale quello di trasformare in roccia un reperto organico.

Si passa quindi alla vetrina sulle rudiste, i fossili più comuni nelle rocce calcaree del Carso triestino. Erano molluschi bivalvi, estinti circa 65 milioni di anni fa assieme ai dinosauri; vivevano attaccate o adagiate al fondale marino, erano gregarie e formavano “barriere a rudiste”, dominanti negli antichi mari delle piattaforme carbonatiche del Cretaceo. Per avere un’idea delle diverse forme e dimensioni raggiunte da questi organismi, sono esposti diversi esempi di rudiste e la ricostruzione di una loro aggregazione marina.

La fossilizzazione sarà facilitata in ambienti tranquilli, stagnanti, a bassa energia (paludi, stagni, lagune, ecc.) dove si deposita materiale molto fine (fango). Sarà al contrario difficile in ambienti dove le acque non sono così calme, o addirittura dove sono presenti forti correnti come, per esempio, nei fiumi dove i sedimenti sono più grossolani (sabbie e ghiaie).

Ancora più rara è la fossilizzazione in ambiente terrestre, dove è generalmente assente la sedimentazione e, quindi, molto rapida la decomposizione degli organismi.
Quando il peso dei sedimenti sovrastanti, ormai stratificati, è notevole, lo scheletro può subire deformazioni. Viene compresso e diviene parte integrante del sedimento litificato, diventato roccia.

Un’altra vetrina illustra con una sequenza di campioni, differenti per età e tipo, come si è formata, da un punto di vista geopaleontologico, la provincia di Trieste. Si potranno osservare le rocce e i fossili più antichi della nostra provincia, capire come si è formato il Carso e inserire, nel panorama geologico locale, il sito del Villaggio del Pescatore, al quale è dedicata la rimanente parte della sala.

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